Svalutation – ci serve ancora un modello di crescita?

Nell’establishment dei guru dell’economia mondiale i modelli economici sono essenzialmente modelli di crescita, in cui il consumo mondiale deve essere in costante aumento per sostenere il sistema. Per assurdo, la realtà segue periodicamente dei trend di crescita ancora più spinti creando delle bolle che inevitabilmente scoppiano per riportare il trend a valori che, su scala secolare, sono piuttosto costanti e sono anche, più o meno facilmente, direttamente relazionabili alla crescita della popolazione mondiale.

L’aumento della popolazione mondiale e dei consumi si portano dietro (quasi) inevitabilmente un aumento dei consumi energetici e, di conseguenza, un incremento delle emissioni e in particolare delle emissioni di gas a effetto serra, con le conseguenze di cui tutti abbiamo sentito parlare sui cambiamenti climatici. Questi cambiamenti potrebbero, in tempi molto più brevi del previsto, portare la nostra società ad affrontare delle trasformazioni epocali con conseguenti costi economici mai visti prima, rispetto ai quali i prezzi che abbiamo pagato per il Covid-19 potrebbero sembrare delle briciole.

La domanda da porsi attualmente è: possiamo pensare ad un modello economico di decrescita? Si può pensare ad un modello di decrescita che non determini un collasso della nostra società, che possa cioè evitare un crollo dell’occupazione?

Varie teorie economiche moderne prevedono una via alternativa che é detta di decoupling secondo cui la la crescita economica deve essere disaccoppiata dalla produzione di rifiuti e dai consumi energetici. Questo vuole dire che, in teoria, è possibile continuare a far crescere l’economia diminuendo l’impronta ecologica e i consumi di risorse non rinnovabili.

Ma qui vorremmo andare oltre, è realmente necessario continuare a far crescere l’economia? Non dovrebbe l’uomo fermarsi e tornare indietro?

Una delle misure da mettere in campo, forse, passa per una limitazione della crescita della popolazione mondiale, anzi, per essere chiari, una riduzione della popolazione. Quest’ultimo in particolare è un tema che nessun politico al mondo vuole affrontare (qualche eccezione a dire il vero c’è, basti pensare al controllo demografico cinese), ma il controllo della popolazione dovrebbe essere uno dei temi centrali del terzo millennio, perché la crescita attuale non è assolutamente sostenibile. Né dal punto di vista delle risorse, né dal punto di vista dei ‘rifiuti’ e nemmeno dal punto di vista economico, se si aggiungono nei conti i costi delle conseguenze dei cambiamenti climatici.

Proprio quello che sta avvenendo nei paesi a maggior crescita demografica, del resto, apre un’altra prospettiva inquietante: amministrare con l’efficienza richiesta società fortemente articolate e interconnesse, nelle quali la popolazione superi abbondantemente il centinaio di milioni, sembra rendere necessario un controllo sempre più stringente e meno compatibile con i processi democratici e gli stessi diritti umani. Per la Cina non è una grande novità, lo scivolamento dell’India in un nazionalismo superstizioso e brutale è un dato difficile da negare, ma è la crisi della democrazia americana che si pone forse come il fenomeno più preoccupante, almeno in questo senso.

Fabrizio Croccolo
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Professor , UPPA
Dopo un Dottorato in Fisica a Milano, e 4 anni di postdoc a Milano-Bicocca, ho lavorato in Francia e Svizzera su diversi temi sperimentali dai fluidi ai plasmi e dall’ottica agli esperimenti in microgravità. Dal 2018 ad Anglet (FR) dirigo un una Cattedra Industriale sullo stoccaggio di CO2 per limitare il riscaldamento globale finanziato da E2S UPPA, TOTAL, BRGM e il CNES.
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Fabrizio Croccolo
Professor , UPPA
Dopo un Dottorato in Fisica a Milano, e 4 anni di postdoc a Milano-Bicocca, ho lavorato in Francia e Svizzera su diversi temi sperimentali dai fluidi ai plasmi e dall’ottica agli esperimenti in microgravità. Dal 2018 ad Anglet (FR) dirigo un una Cattedra Industriale sullo stoccaggio di CO2 per limitare il riscaldamento globale finanziato da E2S UPPA, TOTAL, BRGM e il CNES.
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