SARS-CoV-2: cosa succede nel mondo?

Torniamo a seguire l’evoluzione della pandemia in Italia, in parallelo a quello che succede in altri paesi. A questo proposito, ricordiamo che possiamo inserire anche altri stati e vi invitiamo a segnalarci quali possano essere di vostro interesse.

I dati qui riportati sono ricavati dal database della John Hopkins (link) e possono essere facilmente scaricati. 

Prendiamo in considerazione il grafico dei casi totali, in cui i dati raffigurati sono allineati allo stesso tempo zero in cui è stato superato il numero minimo di casi cinesi disponibile sul database, pari a 548.

Questa settimana persino gli Stati Uniti sembrano rallentare, mentre tutti gli stati europei sotto osservazione procedono con il loro trend di rallentamento della crescita.

Particolare è l’andamento della Francia, che mostra un doppio gradino. Mentre quello che caratterizza la curva cinese e era stato attribuito ad una variazione nei criteri di diagnosi, quelli francesi potrebbero trovare una spiegazione in una latenza della loro comunicazione.

È interessante il confronto con l’andamento dei decessi e dei guariti, dal cui rapporto possiamo ricavare un ulteriore indice.

Anche se l’Italia ha attualmente il maggior numero di vittime, Spagna, Stati Uniti e Regno Unito evolvono più rapidamente. Di contro, questa evoluzione andrebbe normalizzata rispetto alla popolazione: in tal modo, la situazione rimarrebbe invariata solo per la Spagna, dove l’epidemia ha attualmente le dimensioni ma anche l’outlook peggiore.

Differente il grafico dei guariti, che evidenzia come in Italia questo parametro, che insieme al numero dei decessi condiziona il trend degli attualmente positivi, aumenta sì più dei decessi, ma molto più lentamente che in altri paesi, Spagna inclusa.

Se valutiamo il rapporto tra l’ultimo dato disponibile per le guarigioni e i decessi, otteniamo l’istogramma in figura, che evidenzia sinteticamente la performance degli stati in esame in termini di riduzione degli attualmente positivi: un valore più alto indica che quello stato vede diminuire il numero dei positivi soprattutto perché è riuscito a farli guarire e non perché sono morti.

Sono estremamente bassi dati dei due ultimi classificati: i Paesi Bassi, ma anche il Regno Unito, dove persino il primo ministro è stato vittima della agognata immunità di gregge.

Questo dato va visto parallelamente alla letalità: se un paese ha una letalità elevata, potrebbe fare pochi tamponi in relazione ai casi e il numero dei guariti non mette in conto gli asintomatici o i paucisintomatici che guariscono, come invece avviene in Germania. 

Sulla letalità è necessaria un’avvertenza: questo tasso non è particolarmente affidabile, poiché misura i decessi su una popolazione in larga parte ancora infetta (in Italia 94.067 persone su un totale di 138.586 casi, al 7 aprile) parte della quale, purtroppo, morirà. Resta comunque assai probabile che, viste le grandi differenze tra alcuni paesi, questa distanza resterà cospicua.

Se il NHS avesse deciso di fare tamponi solo ai casi gravi che arrivano in ospedale, allora i due dati potrebbero essere collegati, poiché questi casi esitano più frequentemente in un decesso. In Germania invece sembra che si faccia un maggior numero di tamponi rispetto ai positivi riscontrati, il che potrebbe far presumere che si rilevino anche casi meno gravi. Questi casi potrebbero essere trattati tempestivamente e, conseguentemente, con migliori risultati, oltre ad essere isolati efficacemente, incidendo sul numero di riproduzione.

Resta da osservare che gli indicatori del sistema sanitario italiano e in particolare quelli della regione più colpita restano al di sotto di quelli di molti paesi di riferimento, specie la letalità. Su questi punti si auspica che vi sarà una seria riflessione, una volta terminata l’emergenza.

Info Autore
MD, PhD, corsista CFSMG
Dottorato in ingegneria delle telecomunicazioni, 3 anni tra ricerca e industria, laurea in medicina e chirurgia. Negli anni ho continuato a sviluppare codice Matlab per l’ambito clinico e oggi analizzo i dati disponibili sul COVID-19.
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MD, PhD, corsista CFSMG
Dottorato in ingegneria delle telecomunicazioni, 3 anni tra ricerca e industria, laurea in medicina e chirurgia. Negli anni ho continuato a sviluppare codice Matlab per l’ambito clinico e oggi analizzo i dati disponibili sul COVID-19.
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