Real Time Monitoring, una soluzione per misurare l’impatto dell’epidemia sul settore turistico

Il turismo è, notoriamente, uno dei settori più colpiti dalla pandemia di coronavirus e dalle misure introdotte per contenerne la diffusione. Gli scenari individuati indicano che il potenziale shock dovuto al calo dell’economia turistica internazionale nel 2020 potrebbe oscillare tra il 60 e l’80%. Oltre alle misure immediate a sostegno del settore del turismo, l’attenzione si sta spostando anche verso lo sviluppo d’interventi per favorire la ripresa, tra cui la cancellazione delle restrizioni ai viaggi, il ripristino della fiducia dei viaggiatori e il ripensamento del settore turistico per il futuro.

In Italia, i primi effetti della crisi sono già emersi a febbraio, con il diffondersi dell’epidemia in molti paesi e il clima di paura generalizzato a livello globale, ma è agli inizi di marzo che si è giunti all’azzeramento dell’attività, con l’adozione di provvedimenti generalizzati di distanziamento sociale.

L’Italia, secondo il rapporto ISTAT, “è al primo posto in Europa per quota di esercizi ricettivi sul totale UE, pari a più del 30% nel 2018. La capacità ricettiva nel nostro Paese è caratterizzata da un ingente numero di piccole strutture extra-alberghiere. Per l’anno 2018, l’Istat ha rilevato infatti circa 183 mila esercizi extra-alberghieri e 33 mila esercizi alberghieri”.

L’epidemia “ha azzerato un’attività che proprio nel trimestre marzo-maggio ha la sua fase di rilancio stagionale, rilevante soprattutto per l’afflusso estero. In questo periodo, stima l’istituto di statistica, senza il COVID-19 ci sarebbero state 81 milioni di presenze (ovvero il 18% del totale annuale), il 23% delle presenze annuali di stranieri, nonché il 20% delle presenze annuali in strutture alberghiere. Sempre nel trimestre, i soli turisti stranieri avrebbero speso circa 9,4 miliardi di euro.

Interazioni social nei centri principali

Per monitorare i flussi turistici, facciamo riferimento al numero d’interazioni sui social media degli utenti geolocalizzati nei primi cinquanta comuni italiani per presenze turistiche. Nei comuni più grandi, il conteggio è maggiormente influenzato dai contenuti pubblicati dalla popolazione residente, ma possiamo scremare questo dato anche per la natura della rilevazione: infatti, misuriamo la differenza delle interazioni su base settimanale più che il numero assoluto. In questo modo, le presenze turistiche sono una quota di popolazione variabile, che si espande o si contrae; per quanto, specie nei centri abitati con una maggior quota di popolazione fissa (residenti), questa parte variabile possa essere ridotta, va comunque considerato che tende ad avere una maggiore attività social, dal momento che il solo fatto di essere in vacanza in un luogo diverso costituisce un motivo di condivisione. Di conseguenza, questo metodo ci permette una valutazione abbastanza indicativa e in tempo reale delle tendenze. Naviga la nostra dashboard

Chi c’è in spiaggia?

Abbiamo applicato lo stesso metodo di tracciamento sui social anche per le spiagge. Qui osserviamo soprattutto le località che sono state certificate con la Bandiera Blu, oltre alle altre località particolarmente frequentate. In questo caso, potremo probabilmente osservare un incremento su base settimanale man mano che si svilupperà la stagione balneare, oltre ovviamente alle differenze legate alle condizioni meteorologiche. Va notato che, se la domanda complessiva tenderà a calare, probabilmente le mete più ambite potranno divenire più abbordabili e contenere la riduzione di presenze, a scapito delle località “di ripiego”.

Presenze su Airbnb

L’epidemia di virus ha messo sotto pressione le piattaforme di alloggi condivisi, con un calo delle prenotazioni di appartamenti. A maggio, Airbnb ha tagliato il 25% della forza lavoro.

Secondo Chesky, fondatore e CEO di Airbnb, le persone, anziché effettuare viaggi brevi verso le città più grandi del mondo, sceglieranno mete più vicine a casa e per un tempo più lungo. La durata media dei soggiorni prenotati su Airbnb, in effetti, è quasi raddoppiata, raggiungendo una settimana, mentre la quota di prenotazioni nazionali è più che raddoppiata e ormai rappresenta l’80 per cento del totale. I soggiorni a meno di trecento chilometri da casa, che rappresentavano il 33 per cento delle prenotazioni, oggi costituiscono il 56 per cento. Chesky prevede anche di beneficiare della possibilità che il lavoro da casa rimanga una pratica diffusa, permettendo alle persone di cambiare residenza per qualche tempo. “Molte persone si dicono: ‘Se le cose stanno così forse in questo momento non ho bisogno di vivere in città.’”

Utilizzando i dati sulle prenotazioni su Airbnb strutturati da InsideAirbnb possiamo fare un raffronto diretto con lo scorso anno, il che ci permette di misurare con maggiore precisione lo stato del settore e l’impatto della crisi. Va notato che la grande maggioranza degli alberghi è rimasta chiusa per tutto maggio e in parte ancora nella prima metà di giugno, per cui la rete degli esercizi extra-alberghieri ha assorbito anche la clientela che normalmente sarebbe andata in queste altre strutture. Altro dato importante, non teniamo conto dell’andamento dei prezzi, che hanno subito in molti casi forti riduzioni. Di conseguenza, la riduzione del tasso di occupazione, misurato sulla base delle prenotazioni effettuate fino ad aprile per entrambi i periodi di riferimento, restituisce un’immagine parziale dell’impatto subito fino a questo momento dal settore dell’ospitalità.

Italiani turisti in Italia?

Nonostante i confini nazionali siano stati sostanzialmente riaperti, la maggior parte degli operatori ritiene che la domanda quest’anno sarà spinta soprattutto dal turismo interno. Nella mappa riportiamo per ogni località il peso della domanda residente rispetto a quella non residente (dato ISTAT 2018), il che potrebbe fornire un ulteriore indicatore per prevedere l’impatto sul settore.

In effetti, possiamo riscontrare una certa correlazione tra i dati, con le località maggiormente dipendenti dal turismo straniero più colpite delle altre. Bisogna comunque considerare che il turismo interno ha dei limiti strutturali. Oltre ai problemi di natura economica che stanno affrontando le famiglie italiane, c’è infatti da considerare che, anche nel periodo pre-covid, gli italiani viaggiavano molto meno del resto degli europei: una vacanza all’anno ciascuno, rispetto alle 2,6 della media europea.

Gli effetti dell’epidemia Covid-19 sul turismo (in Italia e nel resto d’Europa) sono probabilmente asimmetrici e altamente localizzati all’interno delle regioni, con alcune destinazioni più esposte di altre. Anche in circostanze normali, alcune destinazioni tendono a essere più vulnerabili agli effetti di tali crisi a causa della loro elevata dipendenza dal settore turistico. È altamente probabile che questa disparità si aggravi notevolmente in seguito alla pandemia. Inoltre, le esperienze precedenti suggeriscono che le economie locali più colpite non saranno in grado di riprendersi rapidamente e che i mercati locali del lavoro potrebbero soffrire per anni a venire, aggravando le disparità regionali in termini di disoccupazione, inattività economica e qualità del lavoro.

Le destinazioni più dipendenti dai mercati internazionali (soprattutto a lungo raggio), saranno probabilmente le più colpite così come le destinazioni urbane. Le destinazioni più remote e rurali e le aree naturali saranno probabilmente più attraenti per i visitatori, almeno nel breve termine. Tourism Economics prevede una ripresa del turismo interno nelle città nel 2021, ma la ripresa del turismo internazionale richiederà probabilmente due o più anni. Il turismo verso le grandi città dovrebbe riprendersi per primo con una ripresa più diffusa del turismo internazionale verso le città non prevista prima del 2024.

Info Autore
Data Analyst , Boraso
Laureato in Data Analytics presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, attualmente Data Analyst in un’importante agenzia di web marketing. Promotore della data literacy attraverso la fondazione dell’Associazione Data Network. Lavora e vive a Milano, ma la sua casa è la Sardegna.
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Data Analyst , Boraso
Laureato in Data Analytics presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, attualmente Data Analyst in un’importante agenzia di web marketing. Promotore della data literacy attraverso la fondazione dell’Associazione Data Network. Lavora e vive a Milano, ma la sua casa è la Sardegna.
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