Quando arriverà il picco dell’epidemia?

Ormai è più di un mese che questa domanda continua a risuonare. Prima di rispondere, però,  è necessario fare un po’ di chiarezza su cosa si intenda per “picco dell’epidemia”. 

Molti, infatti, sarebbero pronti ad affermare che il picco dell’epidemia è stato già raggiunto e siamo entrati nella fase discendente. Del resto, è quello che sentiamo ripetere in televisione e su molti giornali, da almeno 10 giorni. Dunque qual è il problema?

Il problema principale sta nel fatto che nei dati presentati dai principali media si continua a canalizzare l’attenzione sulla curva giornaliera dei nuovi infetti. Questa curva ha già raggiunto il picco verso la fine di marzo: da allora, ogni giorno ci sono meno nuovi casi. Purtroppo, però, questa curva non è un buon indicatore del reale andamento dell’epidemia, dato che gli infetti attivi stanno continuando ad aumentare. Il totale degli infetti attivi descrive un dato fondamentale: quante persone risultano infette in un dato momento, e dunque possono avere bisogno di cura e rischiano di aggravarsi o morire. Questo numero viene calcolato aggiungendo i nuovi infetti al totale del giorno precedente e sottraendo il numero delle persone guarite o decedute. Finché questo numero aumenta, significa che ogni giorno in Italia ci sono più infetti rispetto al giorno precedente. Si può parlare di fase discendente dell’epidemia se gli infetti totali continuano ad aumentare anziché diminuire?

La risposta, ovviamente, è negativa. Per questo ci chiediamo quando arriverà il vero picco dell’epidemia. Su CoVstat_IT, già agli inizi di marzo avevamo previsto che il picco dell’epidemia sarebbe stato intorno alla metà di aprile. In realtà in questi giorni abbiamo assistito ad un comportamento anomalo, con un nuovo aumento del numero degli infetti attivi che sta ritardando il picco (anche se siamo ancora all’interno dell’intervallo previsto, che è tra l’11 e il 17 del mese). Questo potrebbe dipendere da diversi fattori, come ad esempio dall’aumento del numero di tamponi effettuati, che potrebbe essere intrinsecamente legato all’aumento del numero dei casi positivi rilevati: non si tratterebbe dunque di un aumento dell’infezione, o almeno non solo di questo, ma di un incremento delle diagnosi.

C’è però un altro importante elemento da considerare. Facendo un’analisi più accurata, abbiamo notato che la Lombardia è in gran parte responsabile dell’imprevisto aumento degli infetti attivi. In Lombardia si registra più di un terzo del totale dei casi nazionali, quindi questa regione ha un forte impatto sull’andamento nazionale. Negli ultimi giorni, proprio in Lombardia si è registrato un aumento dell’incremento percentuale dei casi giornalieri. Questa è l’unica regione in cui stiamo rilevando questo comportamento anomalo e, per questo motivo, è lecito trattarla a parte; del resto, anche la virologa Ilaria Capua ha affermato che la Lombardia rappresenta un’anomalia in questa epidemia. Questo emerge in maniera lampante dal grafico, in cui dati lombardi sono rappresentati con quadrati rossi e il relativo modello è rappresentato dalla curva rossa tratteggiata. Guardando i dati, notiamo un appiattimento della crescita tra la fine di marzo e gli inizi di aprile e una ripartenza della crescita (lineare, non esponenziale) nella settimana appena trascorsa. Difficile dare un’interpretazione a questo dato che, come già detto, potrebbe essere il risultato di una combinazione fra un maggior numero di tamponi effettuati e una reale “ricaduta” in Lombardia.

Abbiamo notato che, rimuovendo la Lombardia e considerando tutte le altre regioni d’Italia, non c’è una significativa discrepanza tra i dati e le previsioni del nostro modello matematico. Inoltre, i dati ci suggeriscono che ci troviamo esattamente al picco dell’epidemia. 

Sebbene sia presto per cantare vittoria, è lecito affermare che 19 delle 20 regioni italiane si stanno comportando come previsto.

In definitiva, possiamo dire che il picco globale (nazionale) dell’epidemia dovrebbe verificarsi verosimilmente entro la fine del mese di aprile, se si stabilizzerà la situazione in Lombardia. Per le altre regioni il picco si sta già verificando in questi giorni, in linea con le nostre previsioni di un mese fa. Non è forse il nostro compito trarre conclusioni da questi dati, ma ci permettiamo comunque di segnalare questo fatto, che potrebbe essere opportuno prendere in considerazione nella definizione della famosa Fase 2, che potrebbe partire in modo differenziato a partire dalle diverse situazioni territoriali.

Info Autore
Data Scientist , Apheris AI
Dottorato in Fisica presso il Gran Sasso Science Institute a l’Aquila, ho lavorato come ricercatore in Astrofisica presso il Deutsches Elektronen-Synchrotron (DESY) a Zeuthen, in Germania. Appassionato di Data Science e Machine Learning, ho partecipato a varie competizioni online su questi temi. Originario del Molise (Campobasso), attualmente vivo a Zeuthen e lavoro come Data Scientist presso Apheris AI a Berlino, dove mi occupo dello sviluppo di algoritmi di Machine Learning decentralizzato.
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Dottorato in Fisica presso il Gran Sasso Science Institute a l’Aquila, ho lavorato come ricercatore in Astrofisica presso il Deutsches Elektronen-Synchrotron (DESY) a Zeuthen, in Germania. Appassionato di Data Science e Machine Learning, ho partecipato a varie competizioni online su questi temi. Originario del Molise (Campobasso), attualmente vivo a Zeuthen e lavoro come Data Scientist presso Apheris AI a Berlino, dove mi occupo dello sviluppo di algoritmi di Machine Learning decentralizzato.
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