Lo stato dell’editoria italiana – Quale futuro per i libri?

I dati pubblicati martedì 26 maggio dall’Associazione Italiana Editori (AIE) in collaborazione con Nielsen e IE – Informazioni Editoriali ci permettono di fare il punto della situazione dell’editoria italiana ai tempi del coronavirus e di preconizzare con maggiore attendibilità i possibili scenari futuri.

La presentazione dei dati è stata trasmessa in diretta Facebook sulla pagina di Più libri più liberi, sotto forma di dibattito moderato da Sabina Minardi de L’Espresso, a cui hanno preso parte Riccardo Franco Levi, (Presidente AIE), Giovanni Peresson (Responsabile dell’Ufficio studi AIE) e Simonetta Pillon, (Amministratore delegato di Informazioni editoriali).

Dal webinar sono emersi dati significativi che confermano lo stato critico in cui versa l’editoria italiana. Se avevamo chiuso il 2019 con un aumento della richiesta della produzione di copie di libri – fenomeno senza precedenti dalla crisi del 2010 – le prime 18 settimane del 2020 hanno registrato, afferma Riccardo Franco Levi, “la più grande crisi del libro nel dopoguerra”, come confermato dai dati.

Il mutamento drastico dello scenario editoriale si è avuto a partire dal 24 febbraio, con la chiusura forzata di tutte le librerie fino al 14 aprile, quando è iniziata la riapertura graduale. In questo lasso di tempo ci sono state varie conseguenze. L’arresto di gran parte della produzione, il blocco della domanda e del lancio delle novità e, non da ultimo, il rinvio o la cancellazione di tutti gli eventi fieristici.

Tutto ciò si traduce in 134,9 milioni di fatturato in meno in queste prime 18 settimane del 2020 rispetto allo stesso periodo nel 2019. Una perdita ingente, che Riccardo Franco Levi “con realismo e grande preoccupazione” stima possa raggiungere per la fine dell’anno “una cifra compresa tra poco più di 600 milioni e poco meno di un miliardo di euro”, ovvero tra il 20% e il 30% del fatturato del 2019 che ammontava a 3 miliardi.

Sebbene i numeri dimostrino che l’editoria rappresenti l’industria culturale più importate d’Italia, anche prima della crisi del coronavirus, il settore navigava in acque poco serene. Con la pandemia, gli editori e i librai si sono trovati a dover gestire una maggiore complessità operativa e a dover fare i conti con una debolezza strutturale che ha origine antiche. 

Come spesso accade, gli Italiani di fronte alle emergenze sono in grado di dare il loro peggio o il loro meglio. Stando a quanto riportato dai grafici illustrati da Simonetta Pillon – contenuti nel documento “Dal cambiamento dell’offerta alla resilienza della libreria” – l’editoria, dal canto suo, ha dato prova di sapersi adattare alla situazione extra-ordinaria. Basti pensare che, tra la dodicesima e la diciottesima settimana del 2020, gli editori hanno rimodulato la loro produzione, con una riduzione del 66% dei cartacei e un aumento del 22,3% della produzione degli e-book. Se l’attenzione al libro digitale continuerà a crescere non è ancora dato saperlo: bisognerà vedere l’evoluzione del comportamento dei consumatori nei prossimi mesi. Certo è che gli e-book sono stati fondamentali soprattutto per scuole e università, dato che le versioni digitali messe a disposizione hanno rappresentato un supporto imprescindibile per studenti e insegnanti nella didattica a distanza. Tuttavia, fa riflettere come la scarsa velocità della conversione all’e-book, modalità di fruizione del libro utilizzata ormai da anni da una buona fetta della popolazione italiana, sia la cartina tornasole della resistenza al cambiamento che, in moltissimi casi, avviene solo quando proprio è impossibile farne a meno.

Sotto un altro profilo, le grandi catene di distribuzione che già disponevano di un e-commerce hanno potuto ammortizzare meglio il colpo. Stando ai dati Nielsen, come prevedibile, c’è stato un aumento esponenziale degli acquisti online; questo dato tuttavia, vista la situazione del tutto straordinaria, non ci permette di dire ancora nulla sulle abitudini d’acquisto di prodotti editoriali online.

Stando a quanto riportato da Simonetta Pillon, a soffrire di più delle conseguenze dell’emergenza sanitaria in campo editoriale sono state le librerie indipendenti che nella maggior parte dei casi non disponevano di piattaforme di distribuzione online. Su un campione di 931 librerie tutte appartenenti al circuito Arianna, le 305 che nel periodo di chiusura forzata hanno continuato a lavorare in modo continuativo, escogitando soluzioni alternative alla vendita diretta in negozio, hanno registrato una minore perdita del fatturato; 17 di queste sono addirittura riuscite ad aumentarlo. Situate tra nord, centro e sud Italia in città piccole, medie e grandi queste ultime hanno in comune l’aver reagito in modo tempestivo mantenendo un atteggiamento positivo. 

Le librerie che si sono messe in moto per cercare una soluzione hanno attuato delle strategie per mantenere un contatto aperto con i loro clienti, puntando nella maggior parte dei casi sulla comunicazione digitale e sul rapporto con la dimensione locale, mostrando grande interesse per l’innovazione.

Nell’editoria, così come in altri settori, è riuscito a restare a galla chi ha saputo reinventarsi, adattarsi, rivedere la propria strategia commerciale senza stare ad aspettare con rassegnazione e indolenza il momento in cui tutto sarebbe andato bene.

Quale futuro dunque per l’editoria italiana? Secondo Giovanni Peresson è ancora presto per dirlo, dovremo aspettare ancora qualche mese per vedere se le modalità di lettura e acquisto di prodotti editoriali degli italiani sono mutate per via del momento emergenziale o se diventeranno trasformazioni strutturali.

Quello che è certo è che occorre un piano ragionato con aiuti mirati a sostegno dell’editoria. Non basta l’esempio virtuoso di pochi addetti ai lavori; serve un contributo solido da parte delle Istituzioni pubbliche sotto forma di sussidi e finanziamenti puntuali che favoriscano investimenti e innovazione. Per ora i provvedimenti adottati dal Governo non sembrano andare in questa direzione. Se inizialmente l’industria culturale è stata esclusa tout court dal Decreto Cura Italia, il Governo ha recentemente approvato un fondo per la cultura di 210 milioni di euro.

Dal canto suo, il Presidente dell’AIE chiede all’Esecutivo 1 milione di buoni da 100 euro da spendere direttamente in libreria destinati a ogni famiglia con un figlio tra i 5 e i 6 anni che quindi frequenti, o si accinga a frequentare, la scuola dell’obbligo. Per Riccardo Franco Levi, questo bonus permetterà di dare un aiuto significativo ai consumatori e a tutta la filiera del libro così come, sempre stando alle parole del Presidente AIE, ha fatto l’iniziativa app18 voluta dal Governo Renzi. 

Sul fatto che un buono da 100 euro possa essere un incentivo alla lettura, soprattutto in quelle famiglie dove il libro non è di casa, i dubbi restano. Una delle prime regole troppo spesso non dette è che, se si deve fare un regalo a qualcuno, se non legge, non bisogna regalargli un libro perché non è così che verrà invogliato a fare qualcosa che già da prima non faceva. Se la richiesta di questo bonus dovesse essere approvata dall’Esecutivo, si assisterebbe, per l’ennesima volta, a un venir meno della presa a carico delle proprie responsabilità da parte delle istituzioni, che obbligherebbero di fatto i singoli cittadini a comprare certi prodotti e non altri e gli editori a inseguire i non lettori che, una volta spesi quei 100 euro, con ogni probabilità non ne spenderanno altri di tasca propria per comprare ulteriori libri. 

Più onesto sarebbe fare una discussione seria su contributi mirati, chiari e verificabili destinati direttamente agli editori sul modello di quelli ampiamente descritti nella nostra rubrica “Nuovo Piano Marshall”  senza rifugiarsi dietro l’alibi dell’ “incentivo alla cultura”.

Se questa logica fosse stata perseguita anche in passato, gli editori avrebbero potuto, ad esempio, digitalizzare già da molto tempo il loro catalogo e offrire e-book di qualità a prezzi accessibili invece di farlo all’ultimo perché costretti da una situazione emergenziale producendo così versioni digitali spesso costose e di bassa qualità.

Nelle prossime settimane vedremo se il Governo opererà in modo adeguato per sostenere l’editoria; per il momento i segnali non sono dei migliori.

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SEO Expert – Copywriter , Tombolini & Associati
Mi sono laureata in Traduzione Specialistica e Interpretazione di conferenza con inglese, francese e tedesco all’Università di Trieste. La conoscenza di più lingue mi permette di ampliare i miei orizzonti, cogliere punti di vista differenti e adattarli alla piattaforma e alle persone a cui mi rivolgo. Traduco, scrivo e ottimizzo contenuti.
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