La terapia al plasma: stato dell’arte

Delle terapie al plasma si è parlato quasi da subito, con le notizie che venivano dalla Cina che la facevano sembrare una soluzione efficace, se non miracolosa. A dire il vero, tante altre terapie, farmacologiche e non, sono state considerate altrettante “pozioni magiche” nella lotta al Covid-19. Dobbiamo senz’altro “ringraziare” di questo i media, ma anche all’interno dello stesso comparto sanitario ci si è aggrappati alle poche terapie con qualche ipotesi di prova di efficacia: lo sconforto dovuto a questa epidemia e al suo tragico bilancio iniziale può scusare una certa propensione alla credulità, ma certo non giustificarla appieno.

Purtroppo, finora quansi in nessun caso i risultati sono stati all’altezza delle aspettative: in particolare è stato cosi per il Plaquenil o idrossiclorochina, un farmaco antimalarico che è stato usato moltissimo nel territorio e su cui si sono trial clinici ufficiali dell’AIFA che ne dovrebbero dimostrare l’eventuale efficacia.

Proprio per questo, la  recente notizia della sospensione da parte dell’OMS sull’uso dell’idrossiclorochina, a seguito di uno studio pubblicato su Lancet che ne dimostrava gli effetti avversi cardiologici, è molto significativa.  Attualmente l’AIFA non si è ancora espressa in merito.

Ma torniamo alla Plasma-Terapia. Di cosa si tratta?

Il plasma è la parte liquida del sangue, da cui viene appunto esclusa la parte “corpuscolata” rappresentata dai globuli rossi. Nel plasma vi troviamo quindi le proteine e, di particolare importante per quello che ci interessa, le “immunoglobuline”, ovvero gli anticorpi che circolano liberamente nel sangue. Per questo si pensa che il plasma, prelevato da soggetti che hanno avuto l’infezione e dimostrano di avere gli anticorpi al test sierologico, possa essere d’aiuto nel “guarire” altri malati.

Finora ho sempre usato il condizionale, perché  vale il principio scientifico dell’EBM (Evidence Based Medicine), ovvero della medicina basata su prove di efficacia, statisticamente dimostrate e riproducibile attraversi studi clinici.

Quali sono quindi gli studi clinici, o trial, attualmente in campo per valutare l’efficacia della plasma-terapia?

Una Cochrane Rapid Review ha mostrato come siano attualmente 48 gli studi in corso sul plasma, 22 dei quali sono studi clinici randomizzati (gli studi così detti “più solidi” che meglio si prestano a rispondere alla domanda che ci poniamo ovvero: “funziona o no rispetto al placebo?”). Questa review viene aggiornata mensilmente, il che ci permette di continuare a fare il punto sullo stato degli studi, aggiornando anche i lettori.

Attualmente, le prove sui benefici e la sicurezza del plasma iperimmune nei pazienti Covid-19 sono molto limitate. Non abbiamo quindi quella solidità negli studi e prove statisticamente rilevanti che questa terapia non sia solo efficace ma anche “sicura” (e torniamo al discorso precedente sull’idrossiclorochina i cui studi in corso sono stati sospesi per aumento della mortalità).

In Italia è stato autorizzato lo studio TSUNAMI (acronimo di TranSfUsion of coNvaleScent plAsma for the treatment of severe pneuMonIa due to SARS.CoV2) uno studio nazionale comparativo randomizzato per valutare l’efficacia e il ruolo del plasma ottenuto da pazienti convalescenti da COVID-19. Lo studio, attivato su indicazione del Ministero della Salute, è promosso dall’Istituto Superiore di Sanità e dall’AIFA e vede al momento coinvolti 56 centri, distribuiti in 12 Regioni.

Sono in corso numerosi studi in corso che possano valutare la sicurezza e il beneficio derivante dalla plasma-terapia. Una revisione sistematica rapida e recente della letteratura ha evidenziato come gli studi condotti finora siano stati solamente 8 con un numero di pazienti arruolati pari a 32 (molto pochi) e con studi clinici NON randomizzati che quindi si prestano ben poco a rispondere alla domanda che noi tutti ci stiamo ponendo.

Servirà del tempo, ma non bisogna cadere nella trappola della “pozione magica” da un lato e della “teoria del complotto” dall’altro.

Basti pensare appunto al plaquenil, o idrossiclorochina, un farmaco antimalarico sponsorizzato addirittura dal presidente Trump, che però ha mostrato profili di NON sicurezza, aumentando la mortalità nei partecipanti allo studio per cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità attualmente ne sconsiglia l’uso.

Nel nostro precedente articolo sui “farmaci anti-covid”, ne avevamo parlato anticipando proprio sugli eventuali effetti avversari in particolare cardiologici derivanti dall’assunzione dell’idrossiclorochina (con o senza associazione con azitromicina).

Fonti

  • Valk SJ, Piechotta V, Chai KL, Doree C, Monsef I, Wood EM, Lamikanra A, Kimber C, McQuilten Z, So-Osman C, Estcourt LJ, Skoetz N. Convalescent plasma or hyperimmune immunoglobulin for people with COVID‐19: a rapid review. Cochrane Database of Systematic Reviews 2020, Issue 5. Art. No.: CD013600. DOI: 10.1002/14651858.CD013600.
  • Chapman S. Convalescent plasma to treat people with COVID-19: the evidence so far. Evidently Cochrane. May 15 2020
  • Expert reaction to Cochrane rapid review on convalescent plasma in COVID-19 patients. Science Media Centre. May 14 2020
  • AIFA. Comunicato Stampa 599 del 15 maggio 2020 (aggiornato il 18 maggio 2020)
  • https://www.esanum.it/today/posts/la-terapia-con-plasma-nei-pazienti-covid-19

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MMG , ASL Teramo
MMG, ASL Teramo Medico di Medicina Generale con la passione per le politiche sanitarie (Master in Economia e Management Sanitario)
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