Interpretare la comunicazione – bollettini a confronto

Se dai dati pubblicati quotidianamente possiamo ricavare informazioni significative e tracciare un quadro degli eventi in corso, dobbiamo sempre tenere conto del fatto che un bollettino è, innanzitutto, uno strumento di comunicazione ossia, come abbiamo visto, di trasmissione delle informazioni per produrre una certa risposta. Nella fattispecie, si tratta di un esempio di comunicazione istituzionale, in cui chi parla è un soggetto pubblico e i destinatari sono tutti i cittadini.

Questo tipo di comunicazione ha, come è facile intuire, dei requisiti particolarmente stringenti, dato che la formazione dell’opinione, in una repubblica democratica, deve avvenire nel modo più trasparente e razionale possibile. Ciò significa che il criterio della decostruibilità, con cui dalla comunicazione si torna ai dati originali, è in questi casi particolarmente stringente. Lo è ancor più quando ci si trova in una situazione di emergenza come questa, in cui i cittadini sono di fatto privati di molte libertà personali e la stretta sull’economia e le condizioni di lavoro si fa, di giorno in giorno, più pesante. Per questo, l’appuntamento quotidiano con i comunicati stampa della Protezione civile va seguito con particolare attenzione, così come l’aggiornamento quotidiano del ministero della Salute. 

Soffermiamoci un momento sul primo documento. Si tratta di un comunicato molto stringato, in cui vengono esposti questi dati, senza alcuna analisi:

  • il numero di casi attualmente positivi, annunciato fin dal titolo e, nel testo, articolato su base regionale;
  • il numero di casi totali dall’inizio dell’epidemia;
  • il totale dei guariti e deceduti.

Da questi dati è molto facile fare un “borsino” quotidiano dell’andamento dell’epidemia, raffrontando il bollettino del giorno con quello precedente. Questa operazione, però, viene svolta spesso in modo fuorviante, se non errato. L’esempio più tipico è quello dei nuovi contagiati, che è forse il parametro più significativo per capire l’evoluzione del COVID-19: il numero che risulta dal semplice confronto tra il totale di casi attivi oggi e ieri, infatti, non tiene conto del fatto che questi totali sono al netto dei morti e dei guariti. Insomma, se ieri i casi attivi erano 90.000 e oggi sono 92.000 ma ci sono stati 300 decessi e 700 guarigioni, le nuove infezioni riscontrate sono tremila, non duemila. Altro fatto di primaria importanza: i decessi sono computati indipendentemente dalle cause, il che significa che una parte, più o meno ampia, è di fatto riconducibile a fattori diversi dal coronavirus. Di conseguenza, il risultato è che si arriva facilmente a sottostimare l’infettività e a sovrastimare la mortalità di questa epidemia, il che non è certo un bene.

Le informazioni del ministero della Salute, invece, sono molto più articolate e organizzate, con diversi livelli di approfondimento. Innanzitutto, ci sono più dati, visto che oltre a fornire quelli della Protezione civile (casi attuali, casi totali, decessi e guarigioni) tutti su base regionale (e – solo per i casi totali – anche su base provinciale), si indicano anche:

  • il totale di tamponi effettuati, specificato per regione;
  • le condizioni di trattamento (isolamento domiciliare, ricovero ospedaliero, terapia intensiva)
  • le caratteristiche dei deceduti positivi al COVID-19, sulla base dei bollettini bisettimanali dell’ISS. Qui si indicano età media e mediana, ripartizione per sesso, patologie pregresse, aree geografiche di provenienza, sintomi frequenti.

Come si vede, la comunicazione del ministero fornisce un quadro molto più dettagliato e permette già di svolgere alcune analisi più approfondite. Tuttavia, restano due problemi di fondo. In primo luogo, si riprende la struttura dei dati della Protezione Civile, il che facilita la ripetizione dei due errori interpretativi indicati in precedenza. Inoltre, manca qualsiasi elaborazione dei dati, soprattutto per quanto riguarda la definizione delle tendenze di sviluppo dell’epidemia. 

Si confronti il bollettino quotidiano del Robert-Koch Institut tedesco, (qui in inglese) che, innanzitutto, considera i nuovi casi rispetto al totale, evitando ogni equivoco sul numero di persone effettivamente contagiate giorno per giorno e, soprattutto, oltre a fornire una quantità molto maggiore di dati, contiene un riepilogo della situazione negli ultimi sette giorni e una valutazione del livello di rischio.

Da un’analisi dei bollettini italiani in termini di comunicazione, emergono questi punti salienti:

  • scarsa chiarezza dei dati, con l’effetto di facilitare gli errori interpretativi e rendere la comunicazione meno immediatamente decostruibile;
  • scarsa articolazione delle informazioni: i dati vengono semplicemente giustapposti, come elementi isolati e quasi privi di collegamento, il che ne facilita una lettura superficiale, che finisce spesso per limitarsi ai dati più evidenti ed emotivamente connotati, come il numero di decessi;
  • nessuna interpretazione complessiva del fenomeno, il che da un lato fornisce un’impressione di oggettività e dall’altro deresponsabilizza la comunicazione. In questo modo, il pubblico si trova di fronte a una quantità di numeri poco elaborati, che possono essere portati a significare molte cose diverse, specie quando non si ha molta dimestichezza con i dati e la loro elaborazione.

Insomma, il risultato è che si crea, a un tempo, allarme per i decessi, falsa sicurezza sull’evoluzione delle infezioni, incertezza sulle prospettive. Quanto tutto ciò sia utile a formare quella consapevolezza lucida e razionale che dovrebbe essere a fondamento della pubblica opinione in un contesto democratico, lascio che sia il lettore a deciderlo.

Info Autore
Chief of Strategy , Tombolini & Associati
Ho studiato filosofia alla Sapienza (tesi su Hegel, dottorato su Husserl, qualche pubblicazione qua e là) e, fin dai miei ultimi anni da studente, lavoro nella comunicazione e nell’analisi strategica. Adesso faccio queste cose con Tombolini & Associati, di cui sono socio e partner.
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Chief of Strategy , Tombolini & Associati
Ho studiato filosofia alla Sapienza (tesi su Hegel, dottorato su Husserl, qualche pubblicazione qua e là) e, fin dai miei ultimi anni da studente, lavoro nella comunicazione e nell’analisi strategica. Adesso faccio queste cose con Tombolini & Associati, di cui sono socio e partner.
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5 commenti su “Interpretare la comunicazione – bollettini a confronto”

  1. Avatar
    Andrea Coltrinari

    Poi inoltre i dati stessi dei contagiati dono relativi sempre a soggetti diversi o sono anche i tamponi di persone che già erano positivi? Ovvero tamponi multipli? … quanti sono i contagiati e i deceduti non tracciati? … domande fondamentali che solo la stima statistica può rispondere …

  2. Avatar

    Buongiorno e Serena Pasqua Nane,

    Sono perfettamente daccordo con la Tua Analisi! E’ da sempre che vado dicendo ai miei Amici discutendo sul tema che i numeri sono comunicati “male” dalla Protezione Civile: il questo modo si fa percepire una “Variazione giornaliera di attualmente positivi” per i “Nuovi contagiati del Giorno”sottostimando i Volumi in gioco: figuriamoci quando la variazione giornaliera’ di stock degli attuali positivi , come ci auguriamo tutti diventera’ negativo: la Gente si buttera’ direttamente dai Balconi per andare in strada a “festeggiare” qualcosa di significativo si, ma ancora di molto lontano rispetto alla “chiusura” dell’epidemia. Proprio qualche giorno fa ho pubblicato per gli Allievi di un Master SAP un documento che affronta l’argomento in termini “matematici” che si trova sulla mia pagina linkedin cercando di spiegare il problema attraverso la “Metafora” del Magazzino che e’ perfettamente in linea con le cose che Tu dici nell’articolo

    https://www.linkedin.com/feed/update/urn:li:activity:6654780574525378560/

    Un caro saluto, Libero Petringa

  3. Nane Cantatore
    Nane Cantatore

    Libero, ho visto il tuo pezzo ed è senz’altro un ottimo esempio di formalizzazione. Lo stock degli attualmente contagiati resta lo stesso, ma il flusso dei nuovi contagi è riportato male nelle comunicazioni ufficiali. Non credo però che il problema sia una sottostima generalizzata del fenomeno; anzi, l’enfasi sui morti produce, semmai, una maggiore carica drammatica. Il problema invece è che la PERCEZIONE della diffusione dei contagi viene ridotta: a fronte di un numero di morti molto elevato, il COVID sembra più letale. Alla fine, non si colgono le gravi carenze nella gestione del problema, in particolare in Lombardia (dove comunque il numero dei positivi è probabilmente sottostimato, come dicevo nel pezzo precedente) e i cittadini pensano che l’unica risposta sia stare a casa e far passare la nottata, invece di rendersi conto che dovrebbero essere fatte molte altre cose.

    Andrea, credo che i contagi nuovi siano effettivamente nuovi casi e non ripetizioni dei casi già registrati. Quanto ai rischi di sottostima, credo che possano dipendere essenzialmente dall’insufficiente numero di esami (tamponi) che viene fatto. Qui (https://covstat.it/redazionali/interpretare-i-dati-veneto-e-lombardia-a-confronto/ ) ho provato a confrontare i dati di Lombardia e Veneto: il tasso molto elevato di positivi rispetto ai tamponi in Lombardia lascia presumere una forte sottodiagnosi del fenomeno (sì, questo significa anche che può esserci gente che muore senza essere stata diagnosticata).

  4. Avatar

    Buonpomeriggio, secondo me i dati sono incompleti e quindi ” di lettura errata ” . Secondo il mio umilissimo parere manca un dato fondamentale che ci farebbe davvero capire come si sta evolvendo la situazione….il dato che manca è il numero di persone effettivamente tamponate. A noi ci viene fornito il numero di tamponi totali che tiene conto sia delle nuove persone tamponate giornaliere ma anche di chi fa il secondo o terzo o quarto o alle volte anche quinto tampone per vedere se è guarito oppure no .
    Sono solo 4 le regioni che forniscono questo dato e sono . TOSCANA – PIEMONTE – ABRUZZO E BOLZANO .
    Ahimè i dati che escono da queste 4 regioni sono abbastanza differenti rispetto al quadro generale.
    Scusate se mi sono dilungato .
    Buona serata

  5. Avatar
    vincenzo lo moro

    Vorrei porre una questione da ex statistico. Quello che mi sembra manchi nei dati sono, per così dire, informazioni OD – Origine-Destinazione. Ci si può chiedere, ad esempio, se i decessi sono tra coloro che stavano in terapia intensiva o ricoverati o a casa; lo stesso per i guariti. Il flusso netto della riduzione delle terapie intensive dipende da un saldo tra usciti ed entrati; per quale nuova condizione e da quale condizione. E così via.

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