Il mercato digitale

Nello scorso articolo di questa ormai lunghissima serie, la riflessione è approdata al tema del mercato, come luogo di mediazione sociale e culturale, oltre che di realizzazione del valore. Il mercato è un contesto fondamentale della vita umana, in ogni epoca e sotto ogni regime: esso è, per definizione, il luogo nel quale la diversità viene apprezzata, dato che le merci e i servizi offerti servono a soddisfare diverse esigenze e provengono da diverse lavorazioni, storie, capacità. Il mercato è, con ogni evidenza, uno dei luoghi fondamentali della moneta, che qui vi ha sempre ricavato la sua funzione primaria, quella di mezzo di scambio: il ciclo fondamentale, in questo contesto, è quello descritto come M-D-M, nel quale il bene primario è la merce, che viene venduta (trasformata in denaro) per acquistare merce di altro tipo. Per fare un esempio classico, il calzolaio vende un paio di scarpe e, con il ricavato, compra del vino. 

Il mercato è anche un luogo fondamentale dell’intermediazione: intere filiere produttive vi arrivano sotto forma di prodotto finale per essere affidate a un sistema di scambi con i suoi specialisti e le sue regole, il che significa anche dover disporre di istanze adatte a risolvere gli eventuali conflitti. Ecco perché il mercato, in quanto tale, è portatore di norme, la cui portata copre molti altri ambiti della vita sociale. Stiamo parlando di un network di relazioni, nel senso visto in precedenza; solo che in un mercato davvero aperto alla complessità delle diverse possibile transazioni, sarebbe molto più difficile che gli hub si consolidino fino a creare delle rendite di posizione. Ciò per due ordini di ragioni:

  • in primo luogo, dal lato degli attori del mercato, che si trovano in una dialettica permanente tra specializzazione e diversificazione. Come il nostro calzolaio può decidere di diventare l’autorità di riferimento per un tipo di scarpe, creandosi una nicchia di eccellenza, o altrimenti offrire una gamma di calzature per ogni gusto e ogni tasca, così ogni altro attore deve costantemente prendere decisioni e adattarsi a una realtà in continua evoluzione, di cui fa parte ma che non può dominare.
  • in secondo luogo, e forse ancora più importante, dal punto di vista dell’organizzazione di sistema: dato che, in un vero network di mercato, le relazioni sono stabilite direttamente tra gli utenti, ognuna di esse ha un carattere di unicità e irripetibilità, che aggiunge un ulteriore dato di complessità all’insieme del network. In questo modo, la struttura del mercato attraversa una continua transizione di stato, trasformando continuamente le proprie strutture di riferimento e i rapporti tra questi e le relazioni che lo formano.

Di conseguenza, proprio questa mutevolezza continua renderebbe il mercato, almeno idealmente, refrattario alle posizioni dominanti; o, meglio renderebbe queste un ostacolo, a volte insormontabile, al corretto funzionamento del mercato, dal momento che tendono a irrigidirne gli assetti, a isterilirne le relazioni, a omologarne i valori e le pratiche. Le posizioni dominanti, insomma, agiscono da agenti di semplificazione forzata della strutturale complessità del mercato. Lo si vede bene nei mercati finanziari, nei quali la realtà trova una rappresentazione estremamente impoverita, astratta, funzionale soltanto alla calcolabilità di un unico valore, che può soltanto salire o scendere. Il punto, però, è che questa complessità è difficilmente riducibile senza conseguenze: proprio come accade quando vengono stravolti gli ecosistemi dall’intervento eccessivo su un singolo fattore, fino a produrre catastrofi e desertificazione, la riduzione della pluralità relazionale dei mercati produce due ordini di problemi:

  • il primo è legato alle esternalità: l’operazione di astrazione tipica della logica finanziaria lascia all’esterno una tale quantità di istanze da non essere più sostenibile, tanto sul piano ambientale quanto su quello sociale e, in ultima analisi, sulla stessa capacità del ciclo economico di continuare a produrre valore. 
  • l’altro fronte è quello della profondità strategica: i tempi e i modi con cui agiscono i flussi finanziari e, fattore ancor più determinante, la necessità di calcolare il valore degli investimenti soltanto in termini di possibili profitti, ossia di ulteriore produzione di capitale, rende molto difficile la programmazione su periodi non brevissimi, con il risultato che l’intero sistema è incapace di affrontare sfide a lungo termine, produrre innovazioni profonde e gestire eventi inattesi. Detto per inciso, questa logica del brevissimo termine e della massimizzazione dei profitti si è trasferita anche alla politica, ridotta in gran parte alla ricerca del consenso immediato: questo fatto sta comportando una crisi generalizzata della democrazia, sia sul piano della legittimità istituzionale, sia su quello della capacità dei regimi democratici di agire incisivamente e di adattarsi, con il paradossale risultato di un gap di efficienza rispetto a regimi non democratici, primo tra tutti quello cinese.

Bene, si è visto come tutto ciò sia insostenibile: la crisi pandemica ha mostrato la fragilità di un modello industriale che è, a sua volta,  determinato dal modello finanziario. Come si è visto, la possibilità di superare un modello obsoleto o inefficiente si dà soltanto quando ne è già disponibile uno nuovo, ossia quando una nuova tecnologia è sufficientemente matura: da qui, la questione della digitalizzazione. A questo punto, possiamo cominciare a tirare le fila e individuare il punto chiave del superamento dell’attuale modello nelle funzioni della moneta, che sono tradizionalmente queste tre:

  • scambio: serve per confrontare il valore di diverse merci e quindi gestire il commercio in maniera più efficiente rispetto allo scambio diretto, o baratto. Siamo nel ciclo M-D-M, o mercantile.
  • tesaurizzazione: dal momento che la moneta ha un valore riconosciuto e (tendenzialmente) stabile, il suo accumulo vale come accumulazione di valore, che viene immesso sul mercato e nel ciclo delle merci per valorizzarsi ulteriormente, attraverso un ciclo D-M-D, che è tipico dell’economia capitalistica.
  • unità di conto: qui la massa monetaria diventa il valore assoluto, veicolo di operazioni che possono avvenire esclusivamente su masse monetarie, senza passare per la merce. Si tratta del ciclo D-D-D, caratteristico del modello finanziario.

Ora, le capacità di calcolo e il paradigma di traducibilità universale che è caratteristico della rivoluzione digitale ha la possibilità di trasformare radicalmente il funzionamento della moneta, dando valore alle esternalità e modificando in profondità tutto il ciclo della valorizzazione. Nel prossimo articolo, potremo finalmente affrontare il tema della moneta digitale.

Info Autore
Chief of Strategy , Tombolini & Associati
Ho studiato filosofia alla Sapienza (tesi su Hegel, dottorato su Husserl, qualche pubblicazione qua e là) e, fin dai miei ultimi anni da studente, lavoro nella comunicazione e nell’analisi strategica. Adesso faccio queste cose con Tombolini & Associati, di cui sono socio e partner.
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Ho studiato filosofia alla Sapienza (tesi su Hegel, dottorato su Husserl, qualche pubblicazione qua e là) e, fin dai miei ultimi anni da studente, lavoro nella comunicazione e nell’analisi strategica. Adesso faccio queste cose con Tombolini & Associati, di cui sono socio e partner.
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