Fuori dall’emergenza – la risposta sanitaria

Una settimana fa, ho provato a mettere in evidenza alcuni pericoli della logica dell’emergenza, che porta a risposte semplicistiche e inefficaci e, soprattutto, impedisce la considerazione critica dei problemi e l’analisi dell’efficacia delle risposte. Nel caso della pandemia che stiamo affrontando, questa logica prevale in tutte e tre le dimensioni della crisi: sanitaria, economica e politica, con effetti pesanti in ogni campo.

Cominciamo dal primo versante, dato che la pandemia è, con ogni evidenza, soprattutto un problema sanitario. Non è certo la prima volta che ci troviamo ad affrontare questo tipo di crisi: le pandemie, anzi, sono sempre state fattori di prima grandezza nella trasformazione dei processi storici. Dalla gestione delle epidemie sono derivati modelli fondamentali per lo sviluppo delle nostre società, come notava Michel Foucault in Sorvegliare e punire, quando trovava nelle disposizioni per il controllo delle pestilenze la matrice di quei dispositivi di controllo, che nella sua interpretazione formano la base e la condizione delle società moderne.

Proprio la storia ci insegna che le epidemie si affrontano sul territorio. Misure di quarantena, isolamento dei contagiati, individuazione precoce dei nuovi casi e strutture sanitarie dedicate esclusivamente ai contagiosi sono presidi sanitari in uso almeno fin dal tardo medioevo, insieme alle prime, rudimentali forme di protezione per il personale sanitario (le celebri maschere dei medici della peste). Al di là dell’evoluzione scientifica e tecnologica, resta una costante fondamentale: per contrastare efficacemente le epidemie, è sempre servita una strategia integrata, capace di giocare tanto sul terreno del contenimento quanto su quello della terapia, della diagnosi e dell’assistenza.

Come ogni strategia, anche questa si compone di tre elementi chiave:

  • la pianificazione, che definisce le risorse da preparare, gli attori da coinvolgere e le iniziative da prendere per contrastare la minaccia. Una buona pianificazione prevede delle linee generali fissate da tempo, che vengono adattate alla situazione effettiva quando serve, come è accaduto con le integrazioni al piano nazionale per le pandemie sviluppate dal Robert-Koch Institut tedesco il 4 marzo, in cui sono state definite tutte le linee principali della strategia contro il Covid-19 e che integrano, appunto, un piano generale continuamente aggiornato, la cui prima elaborazione è del 2006;
  • il controllo degli eventi man mano che accadono, per valutare l’efficacia delle soluzioni e individuare i problemi al loro primo insorgere. Fondamentale, in questo senso, è la comunicazione tra tutti i soggetti coinvolti (strutture sanitarie, personale medico, governi, cittadini, enti previdenziali e assistenziali) per esercitare questa funzione con il massimo coordinamento e tempestività;
  • l’adattamento continuo delle misure all’evoluzione della situazione: il classico detto dei militari, secondo cui “nessun piano sopravvive al contatto con il nemico” è valido anche, se non più, in ambito sanitario. Questo significa che è necessario coltivare lo spirito critico e la capacità di mettere in questione gli assunti di partenza, per valorizzare le scelte efficaci e correggere gli errori. Anche qui, la comunicazione gioca un ruolo fondamentale: bisogna favorire il dibattito e lo scambio di idee, senza che questo porti all’indecisione e alla paralisi.

Si può facilmente comprendere come tutto ciò richieda lucidità di analisi, profondità di visione e attenzione alla complessità dei fattori in gioco e delle diverse misure da usare. In altre parole, per elaborare e applicare una prospettiva strategica ci si deve mettere più sul versante della conoscenza che su quello della paura, su quello della valutazione scientifica che su quello dell’emergenza. Certo, le crisi impongono, per definizione, tempi critici e non ci si può fermare a pensare troppo a lungo, quando bisogna agire. Ma la sfida è proprio questa: unire lucidità e tempestività, completezza degli strumenti e puntualità degli interventi.

Proprio per questo, il dibattito italiano è francamente desolante. Per più di due mesi il lockdown è stato l’unico strumento usato estensivamente su tutto il territorio nazionale, è stato fatto pochissimo per coinvolgere davvero le risorse fondamentali della sanità territoriale (le sole davvero in grado di intervenire in modo tempestivo e puntuale durante un’epidemia, come è noto da secoli), i tamponi sono stati fatti a macchia di leopardo, la comunicazione è stata scadente. Mancano all’appello molte misure fondamentali come la diagnosi precoce, l’individuazione dei cluster, lo screening continuo dei pazienti a domicilio, l’ospedalizzazione tempestiva non appena necessario, e altro ancora.  Mancano, soprattutto in Lombardia, e non se ne parla. 

Si parla, al contrario, degli aspetti più bizantini delle diverse restrizioni e del loro allentamento, ci si divide tra la fazione di chi vuole tenere tutto chiuso a oltranza e chi vorrebbe togliere ogni regola di distanziamento: in altre parole, siamo ostaggio di un’inesistente dilemma on/off, che pretende di risolvere tutti gli aspetti della crisi epidemica in un’alternativa tanto secca quanto infondata.Così facendo, non solo non affrontiamo davvero i problemi reali, ma continuiamo a non vedere le gravi carenze di un approccio così unilaterale e a rimanere irretiti nella logica dell’emergenza. Una logica che, come sempre favorisce soltanto chi ha il potere, finché dura.

Info Autore
Chief of Strategy , Tombolini & Associati
Ho studiato filosofia alla Sapienza (tesi su Hegel, dottorato su Husserl, qualche pubblicazione qua e là) e, fin dai miei ultimi anni da studente, lavoro nella comunicazione e nell’analisi strategica. Adesso faccio queste cose con Tombolini & Associati, di cui sono socio e partner.
×
Chief of Strategy , Tombolini & Associati
Ho studiato filosofia alla Sapienza (tesi su Hegel, dottorato su Husserl, qualche pubblicazione qua e là) e, fin dai miei ultimi anni da studente, lavoro nella comunicazione e nell’analisi strategica. Adesso faccio queste cose con Tombolini & Associati, di cui sono socio e partner.
Latest Posts

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ridimensiona font
Contrasto