Entropia e sviluppo

Voglio parlare della differenza tra l’Antartide e una giungla. È solo un’immagine, ma tenetela a mente perché ci può fare da guida. In realtà voglio parlare della differenza tra crescita e sviluppo. 

In biologia per crescita si intende l’aumento dimensionale di una certa grandezza o entità: per esempio si dice anche comunemente e a buon diritto che crescono i capelli. Per sviluppo invece si intende l’aumento delle differenze interne a un organismo. È per questo che si dice di una giovane ragazza che “si è sviluppata”, e di nuovo a buon diritto: ha organi e funzioni che da bambina, prima della pubertà, non aveva.  

In economia si fa al riguardo una gran confusione. Spesso si confondono i termini, e quando si parla di crescita si omette spesso di precisare di cosa, ovvero di quale dimensione stiamo parlando. Di solito si parla del PIL e la crescita sembra fine a se stessa, senza suscitare alcun interrogativo (qui si è provato a porre qualche domanda in questo senso). 

Ora va detto che vi può essere sviluppo senza crescita e crescita senza sviluppo. Le differenze interne possono aumentare – per esempio si possono sviluppare nuovi mestieri e nuovi servizi – senza che vi sia necessariamente di conseguenza una crescita del PIL. Peraltro, vi può essere crescita senza sviluppo – per esempio possono crescere i profitti delle FAAAM (Facebook, Amazon, Apple, Alphabet e Microsoft, che valgono il 15% dell’indice americano più importante, lo S&P) senza che null’altro cambi nella società. 

Facciamo un passo avanti: la crescita a dismisura di una sola dimensione aumenta l’entropia di un sistema, mentre lo sviluppo la riduce. Di che sto parlando? Dell’entropia, un concetto di fisica che si può tradurre in soldoni per l’appunto come “riduzione delle differenze” e che qui uso nel senso, un po’ più esteso, in cui è stato mutuato nelle scienze sociali, L’entropia è una legge universale ed è essa che presiede al fenomeno della trasmissione del calore: mettete un pentolino caldo nel frigo (più differenze di temperatura interne) e dopo un paio d’ore nel frigo tutto sarà alla stessa temperatura (meno differenze interne). Secondo alcune teorie, a lungo andare il nostro universo sarà tutto alla stessa temperatura, perché l’entropia è una legge fisica ineluttabile e universale. Nessuna differenza, omogeneità, totale, “morte termica”, come si suole dire al riguardo. 

Si, morte, perché tra le cose che si oppongono all’entropia c’è la vita. La vita, insieme alla forza di gravità, è uno dei dispositivi di riduzione dell’entropia più efficienti. E infatti la vita è sviluppo – si noti, non necessariamente crescita: in un ecosistema si possono sviluppare nuove specie senza che la biomassa aumenti. Anche l’umanità, di regola e nella storia passata, ha ridotto l’entropia al proprio interno, creando società sempre più complesse e tra loro differenti, a spese di solito di un piccolo aumento dell’entropia esterna: distruzione di specie animali e di ecosistemi sono da sempre una delle nostre specialità. 

Oggi, tuttavia, pare che la musica sia cambiata. Siamo entrati nell’Antropocene, l’era geologica in cui è l’essere umano a determinare il futuro del pianeta. Da quando? Secondo un filosofo francese, Bernard Stiegler, e con lui molti altri, da quando è iniziata l’industrializzazione. E con essa la tendenza a una globalizzazione di dimensioni mai viste prima insieme alla progressiva distruzione a grande scala di ecosistemi e con essa alla sempre più veloce degradazione dell’ambiente.  Ovvero a un aumento su scala planetaria dell’entropia esterna. Ma anche di quelle interna: ci vestiamo tutti nello stesso modo, le tradizioni popolari si stanno perdendo, desideriamo tutti gli stessi oggetti o servizi… insomma, il mondo umano – non solo quello non umano – è sempre più omogeneo (qui si è provato a mettere in luce alcuni aspetti della crisi di questo modello). Sempre più entropico. 

Sempre richiamandoci a Stiegler, possiamo dire che l’Antropocene si sta realizzando come “Entropocene”.  La giungla si trasforma in un deserto di ghiaccio. 

Qualunque modello di sviluppo ci immaginiamo di sostenere dovrà invertire questa tendenza. Dobbiamo ridurre l’entropia, sviluppare differenze, aumentare le diversità, favorire la vita e il suo rigoglio e la sua variazione continua di forme.  Pena la “morte termica” della società umana e del pianeta, ovvero l’omogeneizzazione sempre maggiore degli esseri umani in un mondo sempre più desertificato.  

Ce la faremo? Non so. 

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HR Consultant & Coach , Cervari Consulting
Comunicazione, risorse umane, scrittura e filosofia, con una certa passione per Watzlawick, il pragmatismo, la psicoanalisi e la filosofia politica. E coach e filosofo consulente.
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HR Consultant & Coach , Cervari Consulting
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