Decostruire per comprendere

Abbiamo visto in precedenza come dato, informazione e comunicazione si colleghino tra loro e come questa struttura sia fondamentale per decidere e agire in modo razionale; abbiamo anche visto come la dialettica tra l’attenzione “scientifica” alla continuità e quella “narrativa” alle discontinuità sia decisiva nella formulazione della comunicazione finale.

A questo punto, possiamo fare un passo avanti e porci due domande importanti: a cosa serve la comunicazione? E come possiamo distinguere una comunicazione “buona” da una “cattiva”?

La prima domanda, come spesso accade con le cose semplici, ha una risposta complessa. Infatti, come abbiamo visto, la comunicazione si distingue dal dato e dall’informazione perché non si esaurisce in se stessa ma orienta una decisione. Per fare un esempio, “stai andando a 150 all’ora su una strada dissestata e piena di curve” è un’informazione, mentre “rallenta o ti fai male” è una comunicazione. Pertanto, la comunicazione è tale se si rivolge a un destinatario che può prendere una decisione, in un senso o nell’altro (posso decidere se rallentare o meno). Di conseguenza, la comunicazione ha sempre uno scopo: una comunicazione fine a se stessa non esiste, o è altro. 

A questo punto, abbiamo una risposta ingannevolmente semplice anche alla seconda domanda: una buona comunicazione fa prendere buone decisioni. Questa semplicità apparente è ingannevole perché non fa altro che spostare la domanda: che cosa, infatti, rende “buona” una decisione? 

Qui sono possibili due risposte. Secondo la prima, la decisione buona è quella che corrisponde al mio sistema di valori, per cui una buona comunicazione fa prendere le decisioni giuste. Questa prospettiva è alla base della propaganda, per cui tutto è lecito se porta dove vogliamo. Mi sembra ovvio che non possiamo adottare questa risposta, per il semplice fatto che non fornisce un parametro oggettivo: se una comunicazione è buona nella misura in cui serve alla mia causa e se la tua causa è opposta alla mia, allora lo stesso criterio potrà ritenere ottima o pessima la stessa cosa, a seconda del punto di vista.

 La seconda risposta, invece, non si basa sul merito della decisione da prendere (quale scelta viene sostenuta) ma sul metodo (come viene presa la decisione). In estrema sintesi, il principio è questo: una buona decisione è una decisione razionale, e quindi una buona comunicazione favorisce la razionalità delle decisioni. Come si vede, in questo caso lo scopo non è quello di orientare il destinatario in un senso o nell’altro, ma di fornire tutti gli strumenti a decidere nel modo migliore, ossia sulla base di dati solidi e con un metodo valido.

Ecco che torniamo, di nuovo, al rapporto tra dato, informazione e comunicazione: in un processo decisionale razionale, la comunicazione viene percorsa a ritroso fino al dato da cui ha origine, smontata o, come dicono quelli bravi, decostruita, fino a poter valutare la fondatezza di ogni suo elemento e dei legami che li collegano. Qui, la funzione narrativa serve essenzialmente a favorire questo processo, sollecitando l’attenzione del ricevente su una discontinuità pertinente e rilevante, per metterlo in condizione di operare tutte le connessioni che la spiegano e decidere consapevolmente come agire.

Allo stesso modo, la decostruzione ci aiuta anche a scorgere tutte le fallacie della propaganda e le trappole della retorica. In questi tempi di emergenza, saper esercitare questa funzione è fondamentale, per farsi guidare dalla conoscenza e non dalla paura. 

Info Autore
Chief of Strategy , Tombolini & Associati
Ho studiato filosofia alla Sapienza (tesi su Hegel, dottorato su Husserl, qualche pubblicazione qua e là) e, fin dai miei ultimi anni da studente, lavoro nella comunicazione e nell’analisi strategica. Adesso faccio queste cose con Tombolini & Associati, di cui sono socio e partner.
×
Chief of Strategy , Tombolini & Associati
Ho studiato filosofia alla Sapienza (tesi su Hegel, dottorato su Husserl, qualche pubblicazione qua e là) e, fin dai miei ultimi anni da studente, lavoro nella comunicazione e nell’analisi strategica. Adesso faccio queste cose con Tombolini & Associati, di cui sono socio e partner.
Latest Posts

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ridimensiona font
Contrasto